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IL FABBISOGNO ENERGETICO

Il fabbisogno energetico è definito come la quantità di energia necessaria a mantenere a lungo termine un buono stato di salute e un appropriato livello di attività fisica. Il fabbisogno energetico varia da individuo a individuo, in funzione di diversi parametri quali età, sesso, peso corporeo, attività lavorativa e sportiva e condizioni fisiologiche ( crescita, gravidanza, allattamento, senescenza).

. Il fabbisogno energetico totale giornaliero dipende dalla somma di quattro fabbisogni parziali relativi a :

 -energia necessaria per il metabolismo basale;

 -energia necessaria per lo svolgimento dell'attività fisica;

 -energia necessaria per la termoregolazione;

 -energia necessaria per la termogenesi indotta dalla dieta.

Tra i vari fabbisogni quello che gioca un ruolo fondamentale è il metabolismo basale, inteso come il quantitativo di energia necessaria per il mantenimento delle funzioni vitali di un organismo ( apparato cardiovascolare , respiratorio, ghiandolare ) in condizioni di riposo fisico e in stato di calma psichica. Alcuni fattori che influenzano i valori del metabolismo basale sono: -fattori fisiologici, oltre a età e sesso, anche mestruazioni, gravidanza, stato di nutrizione; -fattori ambientali quali clima e altitudine; -abitudini di vita: qualità dell’alimentazione, allenamento atletico.

LA PIRAMIDE ALIMENTARE

La Piramide è il simbolo della "sana ed equilibrata alimentazione": ci deve guidare nella scelta giornaliera degli alimenti. La Piramide è formata da 5 sezioni contenenti vari gruppi di alimenti. Ciascun gruppo deve essere presente nella nostra dieta in modo proporzionale alla grandezza della sua sezione. Alla base della Piramide troviamo gli alimenti che possiamo utilizzare più liberamente mentre al vertice troviamo quelli che è meglio limitare.  
 

     I LIPIDI

I lipidi sono composti con proprietà chimiche e caratteristiche strutturali eterogenee, accomunati dal fatto di essere insolubili in acqua e solubili in solventi apolari (per la presenza nelle molecole di catene idrocarburiche).

Sono comunemente chiamati grassi, sono untuosi al tatto e possiedono una caratteristica insolubilità in acqua. Molto spesso originano da zuccheri che il corpo dei vertrebrati converte onde immagazzinare energia; non a caso la differenza primaria tra carboidrati e grassi è che la seconda categoria possiede molti più legami            carbonio-idrogeno.

I lipidi sono distinti in:

  • trigliceridi (costituenti del tessuto adiposo e aventi la funzione di riserva di energia)

  • cere (costituenti del rivestimento esterno di fiori e frutti)

  • fosfolipidi (costituenti delle membrane cellulari)

  • steroidi (che svolgono importanti funzioni a livello del sistema endocrino).

 

I trigliceridi sono composti di origine vegetale o animale, esteri dell'alcol trivalente glicerolo (propantriolo o glicerina), costituito da una molecola che è collegata con tre  catene di acidi carbossilici (detti acidi grassi). I trigliceridi rivestono grande importanza alimentare, oltre che biologica, essendo i costituenti dei tessuti di riserva (per esempio, il tessuto adiposo) e sono in grado di fornire un'elevata quantità di energia (circa 9 kcal/g contro le 4 kcal/g dei glucidi). Il numero degli atomi di carbonio degli acidi grassi costituenti varia da 4 a 24 ed è sempre pari.

 

Le cere sono composti di origine sia vegetale sia animale, esteri di acidi grassi saturi e di alcoli monovalenti a lunga catena. Possiedono proprietà lubrificanti, impermeabilizzanti e soprattutto termico-isolanti.

 

 

I fosfolipidi derivano dall'esterificazione di due funzioni ossidriliche del glicerolo con acidi grassi, mentre la terza funzione è esterificata con acido fosforico, legato a sua volta al residuo di una molecola organica polare. I fosfolipidi sono caratterizzati dalla presenza di gruppi idrofili, solubili in acqua, e di gruppi idrofobi, insolubili in acqua. In soluzione acquosa tendono ad aggregarsi formando un doppio strato.

Infatti, sono formati da teste ifrofile e  due code idrofobe (catene di acidi grassi), che formano un doppio livello all'interno di una membrana o se messi in acqua. Chiudendosi su se stesse, le lamine costituite dal doppio strato lipidico vengono a delimitare uno spazio interno e in tal modo fungono da membrana nelle cellule (membrane cellulari).

 

Gli steroidi sono composti complessi (policiclici) che, quando è presente una funzione alcolica (—OH), sono detti steroli. Tuttavia vengono considerati lipidi solamente perché insolubili in acqua. Il più noto sterolo è il colesterolo, presente nei tessuti degli organismi animali, che rappresenta il punto di partenza metabolico per la sintesi degli ormoni steroidi (comprendenti gli ormoni sessuali, maschili e femminili — per esempio, testosterone, progesterone — e gli ormoni corticoidi — per esempio, il cortisolo). La funzione degli ormoni, ad esempio, è di immagazzinare risorse utili al corpo umano.

Dove li troviamo

In base alla stabilità dei loro legami chimici, gli strati lipidici possono ripiegarsi facilmente o meno l'uno sopra all'altro, portando il suo insieme ad avere forma solida (legami saturi) o liquidi (legami insaturi): più precisamente, le dritte catene di acidi grassi saturi permettono alle molecole di compattarsi ed avere forma solida perfino a temperatura ambiente. Troviamo grasso allo stato solido  nel lardo animale, nel sego e nel burro, dal momento che esso si accumula nel tessuto adiposo, e allo stato liquido invece sotto forma di olii animali o vegetali (solitamente i secondi hanno legami insaturi). Le cere si trovano nel tegumento, pelo o piumaggio di numerosi animali dove, grazie alle proprietà precedentemente menzionate, rendono lo strato esterno impermeabile, favorendo una stabilità termica.

Riguardo al consumo...

I lipidi senz'altro sono fondamentali per una sana crescita, ma occorre prestare attenzione alle quantità giornaliere consigliate. Il colesterolo, ad esempio, pur essendo un precursore della vitamina D (e dunque ottimo per la crescita ossea e dei denti), in dosi esagerate può accumularsi nelle pareti interne delle arterie, stimolando una crescita anomala di tessuto fibroso di cui può conseguire una considerevole ostruzione dei vasi sanguigni: tale condizione prende il nome di arteriosclerosi. Sapendo inoltre che gli acidi grassi saturi prendono parte alla sintesi del colesterolo, sorge spontanea una domanda: quali sono, dunque, le quantità giuste di grassi in una dieta equilibrata?

Per rispondere, bisogna specificare che il fabbisogno giornaliero varia secondo una serie di fattori, primo tra i quali l'età: per individui tra i 12 e i 15 anni si consiglia di non superare gli 1.6 g/kg/die, mentre le dosi scendono col passare degli anni.

Di sicuro bisogna tenere a mente tre regole essenziali:

- i grassi saturi vanno assai limitati, se non allo stretto necessario, e dunque parliamo di carne, burro, insaccati, derivati del latte ecc.

- i grassi polinsaturi e monoinsaturi devono essere invece consumati con equilibrio, contenuti nel pesce e nell'olio che ne deriva (prodotti entrambi ricchi di Omega 3, acido grasso che riduce i livelli di trigliceridi e colesterolo) e in molti altri olii (di girasole, di mais e così via): da tenere in mente che l'olio d'oliva è uno dei "cardini" della famosa dieta mediterranea.

- assolutamente da evitare sono i cosiddetti acidi grassi "trans", lipidi perlopiù non presenti in natura che si trovano sotto forma di grassi idrogenati in molti alimenti che rientrano nel gruppo dei "cibi spazzatura". I grassi idrogenati si chiamano così in quanto originano da grassi insaturi resi saturi mediante legami a idrogeno, formati da sostanze spesso dannose per l'organismo che prendono il nome di "idrogenanti": un esempio molto noto ne è la margarina.

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